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Risparmiare sul bucato con le noci del sapone

12:30 Posted In Edit This 0 Comments »
La parola d’ordine del momento è risparmiare…risparmiare…risparmiare. Siamo purtroppo attanagliati nella morsa di una crisi economica che non sappiamo fino a quando durerà.
Di una cosa io sono perfettamente cosciente: la ripresa non è affatto dietro l’angolo, come ci viene continuamente detto. Ce lo confermano le nostre finanze che languiscono di giorno in giorno.  E allora per quanto ci sarà  possibile proviamo ad individuare tutte le vie volte a gestire al meglio le nostre spese di casa e a gravare di meno sul bilancio mensile.
Pensiamo, per un attimo, a quanto potremmo risparmiare, ad esempio, se riusciamo ad abbattere i costi dei detersivi  commerciali per il lavaggio del bucato. Tanto… molto direi!
In che modo? Usando detersivi naturali tuttofare come le “noci del sapone”. Nel guscio di questi frutti, provenienti dall’India, si trova una sostanza schiumogena  chiamata “saponina” che non solo deterge in modo ottimale qualsiasi tipo di tessuto, con un’efficacia che alcuni dicono superiore ai normali detersivi commercializzati, ma ha anche proprietà disinfettanti e addirittura antiparassitarie. Con un chilo di gusci di noci si può lavare il bucato di un anno intero. Di quanto allora sarebbe il risparmio? Si potrà risparmiare il 50% in meno della spesa annua di detergenti per panni. Anche se in qualche ipermercato è possibile trovare questo prodotto, massimamente si acquista on line nei formati da 500 gr o da un chilo. Il costo è davvero basso, perché una confezione di un  chilo di noci di sapone, sufficiente, ripeto, per un anno di  bucato si aggira grossomodo  sui  15-18 euro, dipende dai siti dove lo si ordina.  Come funziona? Basta mettere qualche guscio di noce nel sacchettino  di cotone che trovi all’interno della confezione, inserirlo in lavatrice assieme al bucato e attivare  un normale ciclo di lavaggio.
Con una piccola quantità di gusci di noci (in numero  di 4) sarà possibile lavare ben 5 kg di biancheria, con l’aggiunta che il potere lavante dei gusci non finisce mica qui. Che vuol dire? Che puoi riutilizzare lo stesso sacchetto con gli stessi gusci di noce ancora per altri 3 lavaggi.
Prima di concludere vorrei evidenziare  il fatto che le noci del sapone vengono chiamate anche noci “lavatutto”.  Con esse, oltre al bucato, si possono fare tante altre pulizie, da quelle domestiche (stoviglie, pavimenti, bagni ecc..) a quelle d’igiene personale  (corpo, capelli ecc…). Quindi…un ulteriore risparmio di detergenti!
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Come difenderci dalle tarme con prodotti fai da te

02:12 Posted In Edit This 0 Comments »
 
Chissà quante volte ti sarà capitato di vedere svolazzare negli armadi, nei ripostigli, nei cassetti o in altri ambienti della casa delle minuscole farfalle dalle ali molto sottili, di colore giallo-oro. Sono le tarme, insetti volanti ormai allo stadio adulto. Una domanda: “Perché mai esse prolificano massimamente nei luoghi sopra citati, procurando non pochi danni ai nostri capi in lana, in cotone, in seta, nonchè alle pellicce, alle coperte e ai tappeti?”  
Semplicemente perché qui le larve trovano l’alimento principe per svilupparsi, la ben nota "cheratina", ma non solo questa!... Esse, per sopravvivere, hanno bisogno anche del grasso, di quel grasso che resta depositato sui capi di vestiario (colletti, polsi ecc…) quando  li riponiamo sporchi  negli armadi. Per evitare tutto ciò, per arrestare la crescita delle  larve, a cui vanno imputati i maggiori danni, sarebbe il caso di ripulire, a fine stagione, i nostri abiti smessi o, quanto meno, di spazzolarli o, ancor meglio, una volta lavati, custodirli in sacchetti di plastica.

Purtroppo, quando la prolificazione di questi insetti, la fa ormai da padrone nelle zone umide e buie  della  casa, per liberarcene, non facciamo altro che ricorrere ai prodotti chimici  antitarme che si trovano in commercio e cioè alle palline di naftalina o di canfora. Va detto in proposito che questi prodotti, oltre ad essere irritanti e molto tossici per inalazione, sono stati segnalati, da chi di dovere, come sostanze cancerogene. Quindi, se possibile, stiamone alla larga!  Volgiamoci invece al salutare “fai da te”, preparando in casa degli antitarme naturali. Vediamo quali.
FAI DA TE
Per prima cosa cerchiamo di munirci di sacchettini dadisporre negli armadi e nei cassetti, una volta aver inserito al loro interno quanto la natura ci offre per combattere le tarme. In verità non sono poche le erbe di cui possiamo disporre e che vengono decantate come eccellentiantitarme. Esse vanno dalla lavanda alla menta, dal rosmarino ai chiodi di garofano, e ancora dalle foglie fresche di alloro  alla buccia essiccata di limone o di arancia fino ai bastoncini di cannella. Potremmo, volendolo, cucire noi dei sacchettini-contenitori, riciclando pezzi di stoffa in deposito, completamente a costo zero.
Ma se proprio non ne siamo capaci, cerchiamo di utilizzare dei vecchi fazzolettini. Stendiamoli su una superficie piana, mettiamo al centro  di essi alcune delle erbe menzionate, chiudiamoli, poi, a mo’ di fagottino,  legandoli all’estremità con un nastrino o quant’altro a disposizione. Va aggiunto  che la preparazione di questi sacchettini  con mix di erbe varie, oltre a proteggere i nostri indumenti dalle tarme, sprigioneranno nell’ambiente, dove sono riposti, un gradevole profumo. Prima di concludere vorremo ricordare che le erbe menzionate possono essere sostituite anche da alcune gocce di oli essenziali, in vendita presso i negozi di erboristeria. Basterà  imbere di essi dei batuffoli di cotone.
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Macchie di profumo sui vestiti: come rimuoverle

01:12 Posted In Edit This 0 Comments »
A chi non è mai capitato di ritrovarsi sui vestiti della macchie di profumo? Chi più, chi meno, credo che ciascuno di noi sia andato, almeno per una volta, soggetto a quest'inconveniente. Senza dubbio, al momento dell’accaduto, ci si è arrabbiati contro se stessi per la sbadataggine e la scarsa attenzione posta in campo. Poi ci si è preoccupati sul come intervenire per rimuovere il danno procurato e recuperare così il capo di vestiario.
Premettiamo che, nell'esplicitazione dei vari interventi su questo tipo di macchia, si sentirà continuamente parlare, di un “pretrattamento” della stessa, da farsi prima del lavaggio vero e proprio. Perché mai? Per il semplice motivo che il lavaggio, specie con acqua calda, rende la macchia definitivamente indelebile.
Ciò premesso, iniziamo a parlare di quegli inestetici aloni giallognoli che ci ritroviamo sui vestiti, perché, come già detto in precedenza, per una disattenzione abbiamo diretto lo spruzzo del profumo sul vestito e non sulla pelle. Diciamo subito che se il danno è recente, le macchie cioè sono "fresche”, sarà sufficiente immergere il capo in acqua fredda oppure strofinare la zona macchiata, a secco, con la semplice aggiunta di sapone di Marsiglia. Solo successivamente si potrà passare  al normale lavaggio.
Qualora la situazione però non dovesse risolversi, si consiglia d’imbere un batuffolo di ovatta con acqua ossigenata a 12 volumi e pretrattare nuovamente la macchia.
E se le macchie di profumo sono  “secche”,  del tutto  asciutte? Senza dubbio la loro rimozione sarà più complicata.
Se il tessuto inficiato  è  di cotone, proviamo ad imbere di trielina, in quantità assai ridotta, uno straccio pulito e a tamponare con esso l’area macchiata. Attenzione! Subito dopo questo pretrattamento, il  capo andrà  lavato,  perché l’uso del solvente menzionato, sostando di più, potrebbe fare dei danni ulteriori alle fibre.
Se, al contrario, siamo in presenza di un  capo  più delicato si può provare a  smacchiarlo con la saponaria, una polvere che ha un forte potere assorbente. Basterà infatti distribuirlo sulla macchia e attendere una quindicina di minuti prima di intervenire con la fase ultima del lavaggio.

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Come conservare al meglio gli indumenti di lana

05:16 Posted In Edit This 0 Comments »
Quando di un capo di vestiario se ne termina stagionalmente l’uso, esso viene riposto in genere o nell’armadio o nei cassetti. Al di là di questo, quello che va tenuto in debito conto è come aver cura dello stesso, conservandolo al meglio nel tempo. Qui di seguito la procedura ottimale.
Lavaggio
E’ buona norma, prima di riporre un qualsiasi indumento in lana, sottoporlo ad un lavaggio igienicamenterigenerante per le fibre di cui si compone. Approntiamo pertanto una bacinella piena di acqua tiepida, in cui in precedenza avremo sciolto del sapone in scaglie (del tipo Marsiglia) oppure del sapone neutro o, se si preferisce, dei detersivi delicati appositi. Immergiamo nell’acqua il capo e lasciamolo imbere ben bene del liquido approntato. Mentre lo stesso si trova in ammollo, cerchiamo di comprimerlo più e più volte con le mani, tenendoci ben lungi da qualsiasi tentazione di strofinamento.
Risciacquo e compressione
Passiamo poi al risciacquo, facendo uso di acqua ed aceto bianco (o succo di limone). Questo perché il capo non abbia ad infeltrirsi. Non ci resta che strizzarlo per la fuoriuscita della maggior quantità di acqua possibile. L’intervento va fatto per “compressione”, ossia ponendo l’indumento in un asciugamano di spugna e operando su esso una specie di schiacciamento, evitandone così un’eventuale deformazione. E siamo quasi alla fine!
Stendiamolo ora su una superficie piana, cercando di ridargli, con le mani , la sua forma originaria. Nel riporlo negli armadi o nei cassetti non dimentichiamoci di proteggerlo dalle tarme, insetti dannosi per i capi in lana. Basterà avvolgerli, una volta lavati, in fogli di giornali o in buste di plastica o, ancora meglio, in sacchetti sotto vuoto. Se possibile, cerchiamo di evitare l’uso dei repellenti chimici antitarmeche si trovano in commercio come naftalina e canfora, in quanto dannosi alla nostra salute.

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Quanto manca alla tua morte? Te lo dice Tikker

13:41 Posted In Edit This 0 Comments »

Tikker è l’orologio rivoluzionario digitale che, in base alla storia clinica e allo stile di vita proprio  e dei familiari, ti predice l’ora della morte o meglio quanto ancora ti resta  da vivere. L’orologio, una volta indossato al polso, ti scandirà i secondi, i minuti, le ore  e gli anni che mancano all’ora fatale.
In parole povere ti fornirà un servizio di “countdown” , di  conto alla rovescia.
Che dire? E’ un’invenzione, a dir poco, sinistra  e angosciante, fatta dallo svedese Fredrik Colting che, intervistato  sul suo “Tikker”, avrebbe asserito  quanto segue: “L’idea di questo orologio mi è venuta dopo la morte di mio nonno, mi ha fatto riflettere sulla caducità della vita e mi ha fatto capire quanto sia importante riuscire a godersela in ogni istante, perché se tutti fossimo consapevoli dell’approssimarsi della nostra fine, da vivi faremmo sicuramente scelte migliori. Ecco perché, più che un macabro orologio della morte, lo considero una sorta di orologio della felicità”.

Della serie insomma  ”Fratello, ricordati che devi morire”, il  famoso saluto beneaugurante  che  si scambiavano tra loro i monaci appartenenti all’Ordine dei Trappisti che ora si affianca  a “Fratello, ricordati che devi vivere intensamente la tua vita”.
Stando cioè alle parole dello svedese Fredrik Colting dovremmo  accogliere Tikker come uno "stimolante" che ci spinge secondo dopo secondo, minuto dopo minuto a non sprecare i nostri momenti di vita, a viverli in completa positività e amorevolezza, perché, sempre a suo dire,  se “la morte non è negoziabile, la vita invece lo è”.
E’ abbastanza chiaro che alla base di questa invenzione non c’è niente di scientificamente dimostrato o valido. Quindi l'orologio della morte si commenta da sé!!


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‎ Panelle di farina di ceci: come farle

01:38 Posted In Edit This 0 Comments »
Sfiziose, golose e saporitissime frittelle a base di farina di ceci, una pietanza diffusasi in Sicilia ad opera della dominazione araba, digeribilissime grazie al tipo di legume che caratterizza l’ingrediente principale. Vengono appellate  “cibo da strada” , perché in Sicilia si acquistano nelle varie  “friggitorie”  che pullulano un po’ in tutte le strade dei quartieri  palermitani  e fungono da  spuntino  veloce. Con esse, in numero di 3-4,  si è soliti farcire   un panino (magari al sesamo), oppure  si possono consumare da sole come antipasto, irrorandole, se si preferisce, con del  limone. Le panelle, in parole povere, rappresenterebbero quel tipo di  ristorazione che gli inglesi amano chiamare “fast food”, ossia  cibo celere”. Sono facili da fare, e hanno bisogno di un numero d’ingredienti ridotto ai minimi termini, cioè  farina di ceci, acqua, sale, olio, pepe e prezzemolo (se si preferisce).

PREPARAZIONE
Prepariamo sul piano di lavoro una pentola con mezzo litro scarso di acqua e un po’ di sale (ovviamente la quantità dell’acqua è in ragione del numero di panelle che vogliamo approntare). Indi riversiamoci lentamente la farina di ceci, avendo cura di rigirare l’impasto continuamente per evitare che si formino grumi. Disporre poi la pentola sul fuoco per poco più di una decina di minuti,  a fiamma abbastanza bassa.
In attesa  che l’impasto, in essa contenuto, cominci a staccarsi dalle pareti, continuiamo sempre a girarlo. Se si preferisce, si può aggiungere un po’ di pepe e del prezzemolo fresco tritato. Approntiamo ora, sul nostro piano di lavoro,  dei piattini  da tè, o da caffè  o, in assenza di essi,  anche dei piattini di plastica capovolti. Spento il fuoco sotto la pentola, prima che l’impasto abbia a raffreddarsi, quindi abbastanza velocemente, preleviamone poco per volta e riversiamolo sul fondo dei  piattini.
Aiutandoci  con un coltello,  cerchiamo di stendere bene l'impasto sul fondo degli stessi  e attendiamone il raffreddamento. Intanto prepariamo una padella con dell’olio e, appena l'impasto si sarà raffreddato, stacchiamolo dai piattini senza romperlo e friggiamo le  nostre belle e gustose  panelline, facendole indorare da ambo i lati. Se non si preferisce  friggerle, possiamo disporle su un foglio di carta da forno e infornarle, fino a completa doratura.

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Aceto di mele: come farlo in casa (video dimostrativo sottostante)

06:28 Posted In Edit This 20 Comments »

Sembrerà strano, ma è proprio così!... Non c’è giorno che non si decantino, a dritto e a manca, le innumerevoli virtù dell’aceto di mele, un prodotto molto versatile: ottimo agente per le pulizie di casa, ma ciò che più fa meraviglia, una panacea per  moltissimi nostri mali sul piano fisico, definito, a ragione o a torto non saprei, “oro liquido”, quasi un elisir di lunga vita. Come alcalinizzante del corpo, esso offre tutta una vasta gamma di benefici a livello digestivo, respiratorio, artritico, emorroidario. Avrebbe altresì proprietà curative sulla circolazione,  sulla perdita di peso, sulla cellulite, sulla pelle, sulla forfora e non ultimo  sarebbe ottimo nell’abbassare il colesterolo, la pressione sanguigna, il livello di glucosio nei diabetici, nonché per rinforzare le ossa, aumentare l’immunizzazione e sbiancare i denti. Insomma verrebbe da esclamare: “Chi più ne ha più ne metta!”
Oggi l’aceto di sidro di mele si vende in tutti i supermercati bio o non. E’ possibile comunque produrlo direttamente in casa con metodi elementari e a bassissimo costo. Si richiede solo un po’ di pazienza, perché i tempi di fermentazione sono lunghi e variano  dai 2 mesi ai 7 mesi, a seconda del sistema di produzione che s’intende porre in campo. In linea di massima, le opzioni per preparare un buon aceto di mele in casa sarebbero due. C’è il metodo detto degli “scarti”, con l’utilizzo di  bucce, torsoli e  altri residui dopo consumazione della polpa e il metodo delle “mele intere”. Vediamo come operare col primo metodo, quello che riduce di molto i tempi della fermentazione a circa due mesi.


PRIMO METODO
Molti preferiscono questo metodo, perché possono  consumare la polpa delle mele e  utilizzare successivamente gli scarti, che altrimenti dovrebbero finire nella spazzatura.
Allora cominciamo.
Dopo aver lavate le mele sotto l’acqua corrente, priviamole della buccia e dei torsoli e mangiamone la polpa. Qualsiasi tipo di mele va bene per fare l’aceto purchè biologiche: renette, fuji, golden, smith, imperatore ecc… Lasciamo gli scarti all’aria per qualche giorno perché abbiano ad imbrunire, cioè ad assumere il colore marroncino. Intanto cominciamo ad approntare dei vasetti di vetro, a bocca molto larga, dove andremo a calarvi tutti gli scarti di quelle mele di cui abbiamo fatto razzia di polpa. Versiamoci sopra dell’acqua fino a coprirli, facendo attenzione a lasciare un bel po’ di spazio nella parte superiore del vasetto. Nei giorni seguenti, se si hanno ancora altri scarti, vi si possono aggiungere. 
Muniamoci ora di un bel pezzo di garza e  copriamo la bocca del vaso, magari fermandola con un elastico al collo dello stesso. Se si vuole, si può aggiungere anche un po’ di dolcificante che può consistere o nello zucchero o nel miele.
Poniamo ora  il vasetto in un posto buio e caldo. 
Dopo qualche giorno vedremo comparire in superficie della schiuma grigiastra. A questo punto non aggiungiamo più scarti, perché sta cominciando la fermentazione. Attendiamo all’incirca un mese o due, prima che il nostro aceto sia pronto. A processo quasi terminato, possiamo testarne il grado di acidità. Se è di nostro gradimento, operiamone il filtraggio, eliminando gli scarti e tutti gli altri sedimenti. In un secondo momento, qualora il liquido non lo si preferisca torbido, sarà sufficiente poggiare nell’imboccatura dell’imbuto, messo sul collo della bottiglia, un filtro in cotone (quelli che si usano per il vino).
In sostituzione va bene anche un tovagliolo pulito di cotone, piegato in due o in quattro.  Attraverso esso trasferiamo con un mestolo, poco per volta, l’aceto  nella bottiglia. 
Quando il filtro in tessuto (o il tovagliolo) sarà pieno di sedimenti, basterà passarlo sotto l’acqua corrente, ripulirlo, strizzarlo e continuare il travaso.

 
SECONDO METODO
La variante al primo sistema  consiste nell’impiego di mele intere, senza eliminare niente. Le mele vanno lavate per bene non solo  per rimuoverne lo sporco, ma  maggiormente  i prodotti chimici eventualmente presenti sulla buccia. Dividiamole  poi  in spicchi e lasciamo quest’ultimi  all’aria perché si ossidino, come per gli scarti. Poi trasferiamo  gli stessi in un vaso di vetro, seguendo lo stesso iter enunciato sopra, col primo metodo.  Attendiamo con pazienza i tempi di fermentazione prima di filtrarlo.  Se quanto detto fin qui, non è chiaro, puoi usufruire del  video dimostrativo sottostante.
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